Avvocato penalista reati informatici

Avvocato penalista reati informatici

L’avvocato penalista esperto di reati informatici può aiutarti se sei vittima di una truffa online o di altri reati informatici. Prenota il tuo appuntamento gratuito.

I rischi del web

Con l’avvento di Internet il mondo è cambiato. La tecnologia ha impattato sulle vite di tutti noi stravolgendone ogni aspetto, dal mondo del lavoro fino alle interazioni sociali.

Social network, siti e forum sparsi su internet sono la quotidianità.

Purtroppo però, a fronte dei grandi vantaggi di internet, dobbiamo dare atto delle insidie nascoste: il mondo virtuale infatti ci espone continuamente a dei rischi, anche quando crediamo di usare i mezzi digitali in modo corretto e sicuro.

Quali sono i pericoli nascosti nel web?

Sempre più persone, e di tutte le età, utilizzano i social network.

Facebook, Twitter, Instagram e da ultimo la new entry Tik Tok sono le nuove frontiere della comunicazione e delle interazioni.

Se fino a qualche tempo le persone si conoscevano nei bar, oggi invece si trovano e si conoscono sui social, per poi passare all’incontro nella realtà.

Questo ha comportato conseguenze anche gravi in diversi casi, favorendo lo sviluppo di fenomeni quali il catfishing, le truffe online, il revenge porn e il groom.

Ecco perché rivolgersi ad un avvocato penalista esperto di reati informatici può essere utile tanto per correre ai ripari… quanto per prevenire l’insorgere di problemi. Clicca qui per contattarci.

  1. Il Catfishing:

Consiste nel fornire informazioni fittizie su di sé o nell’ingannare l’altro riguardo la propria identità, spesso con l’intenzione di intraprendere relazioni che sono destinate a rimanere solo online. I moderni mezzi tecnologici permettono infatti all’utente di creare un’immagine e una vita fake con molta facilità.

Nel 2017, in Italia, le denunce per catfishing ricevute dalla Polizia Postale sono state più di mille, di cui 955 provenienti da uomini e 86 da donne. Nonostante il fenomeno sia in costante crescita è difficile avere una stima precisa dei casi in quanto per farsi avanti e denunciare serve coraggio, a causa dell’imbarazzo e dell’umiliazione. Da una ricerca a cura di da Generazioni Connesse (il Safer Internet Center coordinato dal Miur) e curata da net, Università Sapienza di Roma e Università di Firenze, risulta che il 43% degli adolescenti intervistati utilizzino dati falsi sui social network. Tra le motivazioni più frequenti compaiono la vergogna per il proprio aspetto, la vendetta, la goliardia e la volontà di controllare qualcuno di nascosto.

 

  1. Child Grooming:

E’ un termine con il quale si fa riferimento all’adescamento di soggetti minorenni ad opera di un adulto o comunque di età maggiore rispetto a quella della vittima. Il termine grooming deriva dall’anglofona forma verbale “to groom”, ossia prendersi cura di una persona, allenarla e prepararla fisicamente e psicologicamente, ad uno scopo predeterminato.

Spesso l’adulto crea una falsa identità e contatta il minorenne sui social, instaura con lui un rapporto inizialmente di amicizia e cerca di catturare un rapporto di fiducia. Spesso si passa anche allo scambio del numero di telefono, ed è a questo punto che la natura del rapporto inizia a mutare. Non si tratta più di qualche scambio sui social, si passa ai messaggi su Whatsapp, alle chiamate e tavolta anche a dei regali o delle ricariche che vengono fatte al minore. Spesso si arriva al sexting, ossia a  richieste di foto di nudo del minorenne da parte dell’adescatore.

 

  1. Digital Kidnapping:

letteralmente “rapimento digitale”, ci si riferisce al comportamento con il quale una persona ruba la foto di un minore online e la pubblica come se fosse l’avesse scattata personalmente. Tale comportamento può riguardare non un singolo dato, ma anche un insieme di informazioni finalizzate a creare una “identità digitale alternativa” della persona stessa.

Tale pratica consente ai cyber criminali di acquisire dati e fotografie di bambini, creare nuovi profili, nuove identità, per così entrare in contatto con altri minori sui social network. Oltre ai rischi legati alla condivisione fuori controllo delle immagini dei propri bambini e l’uso criminale che può essere fatto di esse online, possono anche sorgere rischi concreti per la sicurezza fisica dei bambini.

Molte foto innocenti di minori condivise dai propri genitori finiscono per ritrovarsi su siti a carattere pedopornografico. E’ fondamentale limitare l’accesso ai propri profili social e quindi alle foto che vi verranno condivise.

 

  1. Revenge porn:

consiste nella pubblicazione, o minaccia di pubblicazione (anche a scopo di estorsione), di fotografie o video che mostrano persone durante l’attività sessuale o ritratte in pose sessualmente esplicite, senza che ne sia stato dato il consenso dal diretto interessato o dalle persone coinvolte.

Può trattarsi, ad esempio, di selfie scattati dalla stessa vittima e inviati all’ex partner, oppure di video e fotografie scattate in intimità con l’idea che dovessero rimanere nella sfera privata oppure, addirittura, di scatti e riprese avvenuti di nascosto, senza che una delle parti ne fosse consapevole. La condivisione di tali immagini può avvenire in rete, ma anche attraverso e-mail e cellulari e conduce a un risultato aberrante per le vittime: umiliazione, lesione della propria immagine e della propria dignità, condizionamenti nei rapporti sociali e nella ricerca di un impiego. Non sono rari i casi in cui queste situazioni hanno portato al suicidio da parte della vittima.

 

  1. Cyberbullismo:

è la pratica di “prendere di mira” un soggetto – solitamente debole – e avere nei suoi confronti un comportamente bullizzatore. L’estrema digitalizzazione ha permesso ai bulli di nascondendosi dietro un nickname, un avatar, un profilo di fantasia e in tal modo si arrogano il diritto di poter andare ancora più a fondo nelle loro strategie di potere, reputandosi in grado di pilotare gli altri dal fronte di un monitor.

Per approfondire visita il sito dell’avv. Livia Passalacqua: bullismo e cyberbullisimo e tutela dei minori.

 

  1. Gruppi pro Autolesionismo e pro Anoressia e Bulimia:

gruppi online, o veri e proprio siti web dove i ragazzi si scambiano messaggi nei quali si incitano al suicido, e all’auto-lesionismo. Altri ancora invece sono siti dove si trovano consigli su come diventare anoressici o bulimici, istigando la malattia.

 

  1. Truffa online:

non è un’ipotesi autonoma di reato, ma un’estensione dell’art. 640 c.p., sulla base delle moderne tecnologie. Esistono varie modalità di truffa online, ad esempio può consistere nella vendita di (falsi) biglietti per spettacoli o concerti, nell’organizzazione di false raccolte fondi per cause inesistenti, o ancora truffe di P&D ovvero ‘Pump and Dump’ che servono a gonfiare artificialmente il valore di una valuta, e così via…

Regole generali di tutela: bisogna prestare molta attenzione quando si inseriscono i dati della propria carta di credito su internet, verificando come primo aspetto la sicurezza del sito. Non si devono assolutamente inviare i propri codici di accesso al conto corrente. Gli istituti di credito ad esempio non richiedono mai via e-mail o per telefono le credenziali di accesso all’home-banking. Prudenza e giudizio sono necessari nel momento in cui viene richiesto l’invio di copie di documenti e infine non scaricare mai allegati che arrivano tramite mail o sms se non si è sicuri circa l’identità del mittente.

Perché rivolgersi ad un avvocato penalista esperto di reati informatici

L’avvocato penalista esperto di reati informatici può aiutarti se:

  • sei stato vittima di una truffa o di un altro reato informatico;
  • devi raccogliere dei dati digitali per assicurarti la prova in un procedimento penale: farne una copia o portare alla polizia il computer o il supporto informatico non è sufficiente per assicurarsi che la prova sia utilizzabile in giudizio.
  • vuoi aiutare tuo figlio ad aprirsi con te o ad uscire da una situazione potenzialmente pericolosa;
  • vuoi una consulenza per individuare i comportamenti pericolosi sul web e prevenirli.

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