Gestione del Credito

Gestione del Credito

dott. Sergio di Benedetto

Il credito può essere definito come il diritto di un soggetto, detto creditore, ad ottenere il pagamento di una somma di denaro, quale adempimento di una obbligazione già contratta, da parte di un altro soggetto, detto debitore.

La sussistenza di un rapporto intercorrente tra creditore e debitore può fondarsi sulle più disparate obbligazioni. Normalmente, il caso più tipico, è il recupero credito derivante da obbligazioni da natura contrattuale, siano essi contratti stipulati tra privati o professionisti.

La qualità della parte contrattuale rileva tanto per le garanzie contrattuali quanto per le azioni collegate al contratto stesso, fra le quali per esempio proprio il recupero del credito ivi sotteso.

La disciplina sostanziale prevede infatti che in un contratto Business to Business ci siano tutele differenti rispetto ai contratti stipulati fra Professionisti e Consumatori (B2C), i quali normalmente sono maggiormente tutelanti per il consumatore per espressa previsione legislativa, senza che vi sia possibilità per il professionista di derogarvi. Dall’altro lato però la disciplina comunitaria ha previsto una serie di tutele rafforzate anche per i professionisti che operino nell’ambito delle transazioni commerciali, tutele che hanno trovato recepimento nell’ordinamento italiano col d. lgs. 231/02 con riferimento al ripristino delle spese per il recupero del credito ed agli interessi applicabili.

Il creditore infatti, ex art. 2 del citato decreto, ha diritto alla corresponsione degli interessi moratori sull’importo dovuto. Questi decorrono “senza che sia necessaria la costituzione in mora, dal giorno successivo alla scadenza del termine per il pagamento.” Il creditore inoltre, ai sensi dell’art. 6 del predetto decreto, ha diritto anche al rimborso dei costi sostenuti per il recupero delle somme non tempestivamente corrisposte dal debitore.

Infine, al creditore spetta un importo forfettario di Euro 40,00 a titolo di risarcimento del danno, fatta salva la possibilità per il creditore di provare di aver subito un danno maggiore.

 

E’ pertanto evidente già da questa breve premessa che il contratto che preveda una obbligazione di natura pecuniaria sia fondamentale per il successivo recupero del credito, sia in termini di scelta del Foro competente, che del rito. Infatti, una buona gestione del credito passa anzitutto attraverso la stipulazione di solidi contratti.

Una volta che il contratto sia stato stipulato e ci si trovi innanzi ad una ipotesi di omesso pagamento, la via meno dispendiosa e spesso già sufficiente è quella di cercare una composizione stragiudiziale.

Attraverso una verifica preliminare sul contratto ed un contatto formale col debitore a mezzo una diffida, è possibile che il debitore al fine di scongiurare una azione giudiziaria decida di provvedere al pagamento, per intero ovvero proponendo un piano di rientro.

La diffida di pagamento altro non è che l’intimazione a provvedere al pagamento di quanto dovuto, inviata in via formale dal legale del creditore, con mezzo che fornisca la certezza della ricezione da parte del debitore (i.e. telegramma, raccomandata con ricevuta di ritorno, pec).

 

Qualora la gestione del credito in via stragiudiziale non sia fruttuosa, si potrà verificare l’opportunità di procedere per via giudiziale. Chiaramente, è necessario preliminarmente essere certi della solvenza del creditore, diversamente si potrebbe rischiare di ottenere un titolo giudiziale ma non poterlo azionare. Tale verifica è spesso fatta presso le pubbliche amministrazioni ed i pubblici registri, ovvero attraverso agenzie di investigazione sui rapporti lavorativi o di conto corrente bancario.

 

Una volta accertata l’opportunità di proseguire per via giudiziale, è necessario valutare col difensore il rito migliore, sia in termini di possibilità di successo che di costi e tempi. Fra i riti spesso prescelti, unico per celerità e dimezzamento dei costi, vi è il ricorso per decreto ingiuntivo (procedimento monitorio).

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