Il reato di tortura

Il reato di tortura

15 Dic 2023

“Chiunque, con violenze o minacce gravi, ovvero agendo con crudeltà, cagiona acute sofferenze fisiche o un verificabile trauma psichico a una persona privata della libertà personale o affidata alla sua custodia, potestà, vigilanza, controllo, cura o assistenza, ovvero che si trovi in condizioni di minorata difesa, è punito con la pena della reclusione da quattro a dieci anni se il fatto è commesso mediante più condotte ovvero se comporta un trattamento inumano e degradante per la dignità della persona”.

 

Così recita il comma primo dell’art. 613 bis del codice penale che sanziona il delitto di tortura.

Il reato, introdotto su impulso sovranazionale con la l. 14 luglio 2017, è spesso oggetto di dibattito e interesse dell’opinione pubblica.

La prassi giudiziaria ha sconfessato la tesi sostenuta dai detrattori dell’introduzione della nuova fattispecie per cui i reati “comuni” già previsti dal codice penale fossero più che sufficienti a tutelare le persone ristrette vittime di violenza da parte della forza pubblica.

I reati comuni contro la persona

Chi ha osteggiato l’introduzione del reato di Tortura, lo ha fatto ritenendo che i reati già previsti dal codice penale fossero sufficienti per fronteggiare il pericolo di danno contro la persona detenuta.

Fra i reati che, in ipotesi, potevano venire in rilevanza, vi sono:

  • Omicidio, doloso o preterintenzionale
  • Lesioni personali
  • Percosse
  • Minaccia aggravata
  • Violenza privata
  • Sequestro di persona
  • Abuso d’ufficio
  • Corruzione

Nonché le varie fattispecie omissive in caso di mancato intervento degli agenti in casi di pericolo, il tutto aggravato dal fatto di essere posto in essere da un pubblico ufficiale (art. 61 n. 9).

La necessità della fattispecie di Tortura

La necessità di sanzionare tali condotte con un reato ad hoc, al di là del rispetto degli obblighi internazionali, è ribadita a gran voce dai molti episodi di violenza carceraria verificatesi negli ultimi anni e resi pubblici proprio dai procedimenti penali instaurati mediante l’applicazione dell’art. 613 bis del codice penale, che hanno portato alla luce un fenomeno che molto, troppo, spesso nei decenni passati è rimasto celato dall’oscurità delle impenetrabili mura degli istituti penitenziari.

 

Alcuni casi di tortura

Negli ultimi anni, soprattutto a fronte delle rivolte che hanno interessato alcune carceri italiane nel maggio 2020, in concomitanza con il panico generale scatenato dall’arrivo del Covid in Italia, sono emersi episodi particolarmente allarmanti circa l’utilizzo della violenza sistemica negli istituti penitenziari italiani.

Per approfondire e saperne di più sul tema si consiglia l’ascolto di un recente podcast de “Il Post”, intitolato “Tredici”, che narra della morte di tredici detenuti a seguito delle rivolte à vai al podcast.

Interessante, sempre sul tema, il report del Professor Roberto Cornelli sulla Polizia Penitenziaria, nell’ambito del quale è stata indagata anche la propensione all’uso della violenza, nell’ottica della risoluzione di un problema che, purtroppo, sta venendo sempre di più a galla  à vai al report.

Per approfondire, ancora, poi, si consiglia la lettura del XIX rapporto sulle condizioni di detenzione pubblicato dall’associazione Antigone, associazione che dal 1998 si occupa di fare sopralluoghi nelle carceri italiane al fine di garantire trasparenza relativamente alle condizioni di vita dei reclusi, che fa il punto della situazione sul tema à vai al rapporto.