Risarcimento del danno ambientale

Risarcimento del danno ambientale

21 Feb 2024

È particolarmente complesso delineare in modo preciso e inequivocabile il significato del concetto di ambiente a causa delle varie prospettive presenti nella letteratura e nelle leggi nazionali ed europee.

Il concetto di ambiente, come definito nel ‘Libro Verde’  (Commissione delle Comunità Europee, 1993, p. 33), comprende le risorse naturali, abiotiche e biotiche, insieme all’interazione tra di esse, i beni culturali e gli aspetti paesaggistici.

L’importanza della tutela ambientale è emersa nel secolo scorso, evidenziando come le regole economiche precedenti non considerassero lo stato dell’ambiente. Una fondamentale strategia di politica ambientale è l’istituzione di norme che impongono la responsabilità ambientale, garantendo la riparazione dei danni causati alla collettività.

In Italia, l’articolo 18 della Legge n. 349/86 fornisce il fondamento per valutare e risarcire i danni ambientali causati in violazione delle leggi. Recentemente, alcuni provvedimenti sono stati adottati per conformarsi alle direttive dell’Unione Europea:

  • il decreto legislativo 152/2006, ovvero il Codice dell’Ambiente

  • il decreto legge 135/2009 

  • la legge 97/2013

Il risarcimento come misura riparatoria

Le nuove disposizioni prevedono che il risarcimento debba avvenire tramite misure riparatorie anziché con denaro e che queste misure rispettino linee guida per proteggere la salute pubblica, mantenendo un rapporto equilibrato tra costi e benefici.

Il danno ambientale è definito come il deterioramento misurabile delle risorse naturali, considerando la relazione tra l’ambiente e gli attori economici che ne traggono vantaggio. In sostanza viene riconosciuto come danno ambientale qualsiasi deterioramento oggettivo, cioè misurabile e significativo su risorse naturali considerate utili.

 

Le responsabilità degli attori nella prevenzione, nel risarcimento e nel ripristino

Il Codice dell’ambiente identifica chiaramente le responsabilità dei vari attori coinvolti, come il Ministero dell’Ambiente, le autorità locali e le società interessate, al fine di garantire una gestione efficace e responsabile delle risorse ambientali prevalentemente in termini di:

  • prevenzione

  • risarcimento

  • ripristino

Non sempre è possibile identificare un responsabile, o può accadere che quest’ultimo non abbia le risorse finanziarie per coprire i danni ambientali. Per questo motivo, quando l’oggetto danneggiato ha un alto valore, il Ministero dell’Ambiente si incarica di coprire le spese necessarie, con il diritto di ottenere un risarcimento dai responsabili entro cinque anni dal pagamento.

In aggiunta, il Ministero ha l’autorità di imporre sanzioni immediate in caso di danni ambientali. Chiunque sia coinvolto in un danno ambientale, effettivo o potenziale, ha il diritto di richiedere l’intervento dello Stato e di chiedere un risarcimento.
L’Unione europea, tramite la direttiva 2004/35/UE, ha stabilito un quadro normativo che si basa sul principio del “chi inquina paga”.

Il danno ambientale e la tutela giuridica dei singoli

Articolo 844 c.c. e 2043 c.c.

La protezione dei diritti soggettivi delle persone viene garantita attraverso due principali strumenti previsti dal diritto civile italiano in caso di danni ambientali.

L’articolo 844 del codice civile riguarda le immissioni e stabilisce un’azione legale per proteggere il singolo dalle emissioni nocive che superano i limiti di tollerabilità.

Al contrario, l’articolo 2043 disciplina il risarcimento dei danni ingiusti in generale, purché vi sia un danno effettivo alla persona. Entrambi gli articoli offrono protezione legale ai singoli in caso di danni ambientali, con un focus diverso sulla tollerabilità delle emissioni nel primo caso e sulla compensazione per danni ingiusti e concreti nel secondo.

L’approccio italiano privilegia il ripristino ambientale con azioni dirette anziché la mera compensazione economica, riconoscendo il valore intrinseco dell’ambiente e l’importanza di preservarlo.